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Numero di sopravvivenza: quanti giorni la tua azienda regge se si ferma

Il numero che dice quanto è solida la tua azienda, e quasi nessuno lo calcola. La formula, un esempio concreto e come farlo crescere. Spiegato per l'imprenditore.

Conosci a memoria il tuo fatturato. Probabilmente anche il fido in banca, i margini sui prodotti che vendi di più, forse persino quanto ti costa tenere accesa la linea di produzione un’ora. Sono i numeri con cui prendi decisioni ogni giorno. Ce n’è uno, però, che dice una cosa che gli altri non dicono: quanti giorni la tua azienda cammina con le proprie gambe se per un po’ non incassa. Si chiama numero di sopravvivenza, è scritto nel tuo bilancio, ed è tra i più utili che un imprenditore possa avere sotto controllo. Eppure quasi nessuno lo calcola.

Non serve a spaventarti, serve al contrario: a darti la misura della tua forza, e a deciderne tu la dimensione invece di lasciarla al caso.

In sintesi

  • Quando l’azienda si ferma non perdi l’utile, perdi il margine di contribuzione: in una PMI tipica tra il 29% e il 40% del fatturato.
  • Il numero di sopravvivenza è una divisione sola: patrimonio netto diviso perdita giornaliera di margine.
  • Sotto il patrimonio netto azzerato scatta l’articolo 2447 del codice civile: sapere dov’è quel confine ti tiene lontano con anticipo.
  • È un numero su cui puoi agire: un caso reale ha recuperato oltre 400.000 € l’anno di margine con circa 30.000 € di manutenzione preventiva.

Il conto che quasi tutti sbagliano, per difetto

Quando l’azienda si ferma non è l’utile a restare sul tavolo, è il margine di contribuzione: in una PMI vale tipicamente tra il 29% e il 40% del fatturato. Prova a chiederti quanto “pesa” un giorno di stop. Il riflesso comune è prendere l’utile dell’anno e dividerlo per i giorni lavorativi. Viene fuori una cifra piccola, e con quella ci si tranquillizza.

Quel conto misura la cosa sbagliata. Quando l’attività rallenta, ciò che resta scoperto è il margine di contribuzione: tutti i costi che continuano a correre comunque (leasing dei macchinari, mutuo del capannone, affitti, quote fisse delle bollette, commercialista, ratei di tredicesima, quattordicesima e ferie che maturano anche in cassa integrazione) più l’utile che in quei giorni avresti generato. Conoscere questa cifra non è un esercizio contabile: è il modo corretto di leggere quanto la tua azienda regge davvero.

Come si legge il tuo numero di sopravvivenza

Una volta che hai la perdita giornaliera vera, il numero esce da una divisione sola:

Giorni di autonomia = patrimonio netto ÷ perdita giornaliera di margine di contribuzione

Un esempio rende tutto concreto. Un’azienda con 100.000 € di patrimonio netto che, da ferma, mette in stand-by 1.000 € al giorno di margine ha davanti 100 giorni di piena autonomia: cento giorni in cui può onorare ogni impegno con le proprie risorse, con la testa libera di concentrarsi sulla soluzione invece che sulla cassa.

Quei giorni hanno un confine preciso. Quando il patrimonio netto si azzera o diventa negativo scatta l’articolo 2447 del codice civile, che impone agli amministratori di portare i libri in tribunale. Non è un dettaglio da temere, è il motivo per cui il numero conta: sapere dove si trova quel confine ti permette di restarne lontano con largo anticipo, prendendo le decisioni quando il tempo è dalla tua parte.

Un esempio in tre numeriPatrimonio netto100.000 €Perdita di margine al giorno1.000 € / gGiorni di autonomia100Fonte interna B&P. Il numero dipende da com’è fatta l’azienda, non dalla gravità dell’imprevisto.
Il numero di sopravvivenza è una divisione: patrimonio netto sulla perdita giornaliera di margine.

Questo numero non dipende dalla gravità dell’imprevisto, dipende da com’è fatta la tua azienda: da quanto patrimonio hai costruito e da quanto pesano i costi fissi. Due imprese con lo stesso fatturato possono avere autonomie molto diverse, ed è una buona notizia, perché significa che è un numero su cui hai la mano. Puoi anche farlo salire, come vediamo più avanti.

Calcola il tuo numero, adesso

Il modo migliore per capire di cosa parliamo è vederlo sui tuoi numeri. Bastano tre dati che hai già: il patrimonio netto, il fatturato annuo e una stima della quota di margine di contribuzione (in una PMI tipica tra il 29% e il 40%).

Calcola il tuo numero di sopravvivenza

I dati restano sul tuo dispositivo: il calcolo avviene qui, niente viene inviato o salvato.

In una PMI tipica vale tra il 29% e il 40% del fatturato. Se non lo conosci, lascia 35%.

Inserisci patrimonio netto e fatturato per vedere i tuoi giorni di autonomia.

Esempio pratico: con un patrimonio netto di 300.000 €, un fatturato di 2.000.000 € e un margine del 35%, la perdita giornaliera vale circa 1.918 € e l’autonomia è di circa 156 giorni. Più di cinque mesi in cui l’azienda regge da sola, con il tempo per scegliere la soluzione con lucidità. Il calcolo esatto si fa sul tuo bilancio, ma l’ordine di grandezza lo hai già in mano.

Da “quanto reggo” a “quanto voglio reggere”

Conoscere i giorni di autonomia è il primo passo di un metodo preciso, lo stesso che le grandi imprese usano per governare i rischi: si chiama appetito al rischio, ed è la prima fase del processo di risk management secondo lo standard internazionale ISO 31000.

Ha due facce. Una oggettiva, che leggi dal bilancio: qual è la massima perdita di ricavi che assorbi, quanti giorni di rallentamento sostieni, quanto aumento di costi reggi senza scomporti. E una soggettiva, che dipende solo da te: quanto sei davvero disposto a mettere in gioco. Quasi sempre l’imprenditore sceglie un margine più prudente del massimo teorico che il bilancio gli concederebbe, ed è giusto così, perché diventa una scelta consapevole e non una scoperta fatta nel momento sbagliato. È il salto che cambia la prospettiva: smetti di chiederti “quanto reggo se va male” e inizi a decidere quanta autonomia vuoi avere.

Il bello: questo numero lo puoi far crescere

Aumentare l’autonomia non vuol dire per forza spendere di più. Spesso vuol dire spendere meglio. Una volta che sai quanti giorni vali e quali eventi potrebbero metterti alla prova, le strade sono tre, e l’assicurazione è solo l’ultima: prevenzione (ridurre la probabilità che l’imprevisto accada), protezione (limitarne l’impatto) e, solo per ciò che resta davvero rilevante, trasferimento a una polizza. Il metodo lavora sul 20% dei rischi che genera l’80% delle conseguenze, così investi dove conta.

Che non sia teoria lo dicono i numeri. C’è il caso, documentato, di un’azienda che con un intervento di manutenzione preventiva da circa 30.000 € su un guasto ricorrente ha recuperato oltre 400.000 € l’anno di margine di contribuzione: un rischio trasformato in efficienza, e in utile. È la logica che una ricerca di Mediobanca con CINEAS ha confermato su scala più ampia: le imprese che portano la gestione del rischio dentro le decisioni di governo dell’azienda fanno più utili e più ricavi. Gestire i rischi, fatto bene, non è un costo: è uno dei modi più concreti per rendere l’azienda più solida e più redditizia allo stesso tempo.

Parti dal tuo numero

Il tuo numero di sopravvivenza esiste già, l’abbia tu calcolato o no. Conoscerlo adesso, con calma, significa avere una leva in più per decidere: quanto vuoi essere autonomo, dove conviene rafforzarti, cosa puoi smettere di pagare perché non ti serve davvero.

È esattamente ciò che facciamo nella consulenza gratuita: un’analisi del rischio basata sul metodo ISO 31000, pensata per imprenditori e non per addetti ai lavori. Partiamo dal tuo bilancio, calcoliamo insieme il tuo numero e guardiamo dove la tua azienda è già forte e dove può diventarlo di più. Nessuna polizza da firmare, nessun preventivo: solo i tuoi numeri, finalmente chiari. Se vuoi capire prima il metodo che c’è sotto, parti dalla guida alla ISO 31000 per PMI.

Valuta la tua esposizione gratuitamente e scopri quanto è solida, davvero, la tua azienda.

Domande frequenti

Cos'è il numero di sopravvivenza di un'azienda?

È il numero di giorni in cui l'azienda, se si ferma, può continuare a onorare tutti i suoi impegni con le proprie risorse. Si calcola dividendo il patrimonio netto per la perdita giornaliera di margine di contribuzione. Misura la solidità reale dell'impresa, non la gravità di un singolo imprevisto.

Perché non basta l'utile per calcolare quanto perdo se mi fermo?

Perché quando l'attività rallenta l'utile non è ciò che resta scoperto: lo è il margine di contribuzione, cioè tutti i costi fissi che corrono comunque più l'utile mancato. In una PMI tipica vale tra il 29% e il 40% del fatturato, molto più della stima "utile diviso giorni lavorativi".

Cos'è l'appetito al rischio?

È quanto sei disposto a investire per i tuoi obiettivi e cosa non sei disposto a perdere. Ha una parte oggettiva, che si legge dal bilancio (massima perdita sostenibile, giorni di fermo, aumento di costi), e una soggettiva, che dipende da te. È la prima fase del processo di risk management secondo la ISO 31000.

Il numero di sopravvivenza si può migliorare?

Sì, ed è il punto. Dipende da patrimonio e costi fissi, non dal caso, quindi puoi agire su prevenzione, protezione e, solo dove serve, trasferimento a una polizza. Un caso reale ha recuperato oltre 400.000 € l'anno di margine con circa 30.000 € di manutenzione preventiva.

Partiamo dai tuoi rischi.

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